Della felicità si può dire ciò che S. Agostino scriveva del tempo: se mi chiedi cos’è lo so ma se mi chiedi di definirla non riesco.

Non è facile distinguere tra felicità, gioia, contentezza, euforia, serenità e via dicendo. Ciò che sappiamo è che il più delle volte, se pensiamo a un’emozione, pensiamo proprio alla felicità.

Ma allora, qual è la strada che ci porta a sperimentare un’emozione così importante, in cui Aristotele riconosceva il “fine delle azioni umane”? La prima indicazione ci arriva proprio dal filosofo greco quando argomenta che la felicità è tra le “attività che meritano di essere scelte per se stesse”. Essa dunque basta a se stessa. Viene in mente Neruda quando scrive nell’Ode al giorno felice:

 

Oggi lasciate
che sia felice,
io e basta,
con o senza tutti
essere felice
con l’erba
e la sabbia,
essere felice
con l’aria e la terra,
essere felice
con te, con la tua bocca
essere felice.

 

Aristotele aggiunge che, essendo la felicità il bene ultimo dell’Uomo, essa sta nell’esercizio della funzione specifica dell’Uomo: la razionalità.
Quindi siamo portati per natura a cercare la felicità, facendo uso delle nostre facoltà e, prima tra tutte, della nostra ragione. Ma non pensiamo solo alla capacità di risolvere problemi o di fare pensieri astratti; pensiamo piuttosto alle nostre capacità riflessive nella loro totalità, ragioni della mente e ragioni del cuore, a quell’attenzione focalizzata che ci fa sentire in armonia con il mondo e talmente dedicati a ciò che stiamo facendo da non desiderare nient’altro, non sentire nient’altro, non pensare a nient’altro. Voglio essere proprio qui, ora, impegnato con tutto me stesso. Lo psicologo Csikszentmihalyi lo chiama stato di flusso e lo indica come antidoto alla noia e all’ansia.

Posso dire dunque che se sono felice mi sento appagato? Sì, purché questo appagamento non sia l’anticamera dell’apatia e purché sappia riconoscere (anche qui la ragione o, meglio, la riflessione!) che attraverso l’occasione, la notizia, l’esperienza che mi rendono felice sto soddisfacendo un mio obiettivo intrinseco, mi sto autodeterminando.

Ora abbiamo scoperto quasi tutte le carte del gioco e siamo pronti per sperimentare. Ah, già, perché parlarne non serve a molto se poi non sono disposto a calarmi nell’esperienza. Perché è certo che le cose non vengono dal nulla e, come scrisse saggiamente Bertrand Russell, la felicità va conquistata, attraverso pratica e immaginazione, accettazione e desiderio, autenticità con me stesso e con gli altri, ragione ed emozione, per attivare i circuiti neurali del piacere, che la Natura mi ha gentilmente messo a disposizione, e mantenere vivo il sogno di una vita piena. La mia.

Perché, come scriveva Sandro Penna

Felice chi è diverso
essendo egli diverso.
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune.