Il filo conduttore tra il counseling rogersiano e la pratica della mindfulness è l’atteggiamento, il modo di essere, la trasformazione della persona che avviene a livello profondo.

Mi sono avvicina alla vipassana leggendo maestri diversi. Henepola Gunaratana mi insegna che la meditazione vipassana è del tutto basata sull’esperienza, è anzitutto imparare a vivere; Chandra Livia Candiani mi parla dell’arte della meditazione; Jack Kornfield dei suoi frutti, ovvero la saggezza e il coraggio; Joseph Goldstein mi guida passo per passo, momento per momento; Thích Nhất Hạnh insegna che la meditazione svela e risana.

La capacità di auto-esplorazione, di riconoscimento delle emozioni la alleno da tanti anni, l’incontro con la mindfulness mi ha permesso di spiccare il volo ed andare oltre.
Grazie alla pratica meditativa mi si è aperto un mondo, il mondo interiore, che pensavo di conoscere un po’, ma ho scoperto immenso, infinito, diverso.

Ho provato la quiete e uno stato in cui il linguaggio e le parole non bastano o meglio non servono, la mente-cuore è andata oltre.

Le cinque facoltà spirituali[1]mi supportano e mi guidano anche nel lavoro di counselor. 

Ho interiorizzato il concetto di tendenza attualizzante di Rogers, di sguardo positivo e fiducia nella capacità di “farcela” dell’altro.
I miei incontri di counseling si basano su questa visione che è stata naturalmente rafforzata dalla fede (saddha) intesa come avere fiducia.
E questa fede-fiducia parte da me, perché l’ho osservata proprio dentro di me, è una forza viva, è slancio, è un moto intimo, come mi insegna Corrado Pensa, è una “fiducia intuitiva nella purezza intrinseca della nostra mente-cuore[2]” che mi guida nell’incontro con l’altra persona e che mi sostiene nella pratica.

Viriya, in pali, significa energia, ma anche applicazione, forza, coraggio, vigore, perseveranza e persistenza[3].
L’energia è il potere di fare, è l’offrire un contenimento, è il coraggio di affrontare le situazioni.  

Queste stesse qualità, unite al retto sforzo, le ritrovo nel counseling, in cui il potere del fare lo intendo come capacità di essere lì, in un certo momento, per una certa persona, in modo totale.
È la capacità di contenere la storia dell’altro, le sue emozioni, le sue paure. È il coraggio di star-ci con qualunque dolore ci possa portare, perché la paura dell’altro è la nostra paura, quella ultima, della morte, che dobbiamo saper vedere, contemplare e accettare. 

Praticare la concentrazione (samadhi) la capacità di focalizzarmi sul respiro alle narici e di restare lì, mi ha permesso di affinare, nel counseling, la mia centratura sulla persona che ho di fronte, di focalizzarmi con nuda attenzione sull’esperienza dell’altro, sulla situazione che mi sta portando, sull’emozione che verbalizza o che non riesce a esprimere, a dargli voce.
La concentrazione è esclusiva, è focalizzata su un oggetto e ignora tutto il resto.
È pertanto importante, anche nella relazione, fare il passo successivo, ovvero aprirmi alla consapevolezza presenza mentale (sati) che è bensì inclusiva.
La condizione di Rogers che mi indica di avere uno sguardo positivo incondizionato, posso affinarla e migliorarla grazie alla pratica della consapevolezza che è un’osservazione non giudicante, senza critica o giudizio.
Secondo Gunaratana “la consapevolezza è una vigilanza non egoistica, avviene cioè senza riferimento all’io. Con la consapevolezza si vedono tutti i fenomeni senza far riferimento a concetti quali “me”, “mio” o “i miei”.[4]

In  questo caso, nell’incontro con l’altro, non ci sono più i confini, riesco a sentirlo e a mettere in campo una consapevolezza che riguarda tutti e quattro i fondamenti della consapevolezza. Credo che il senso della relazione di aiuto sia proprio quello di diventare uno specchio per l’altro e siccome la consapevolezza è uno specchio mentale, il mio aiuto viene rinvigorito dalla pratica della mindfulness.


Il lavoro di counseling è centrato nel qui e ora, lo specchio riflette solo ciò che è presente nel qui e ora. Porto la mia attenzione al mio respiro e poi mi sintonizzo con il respiro dell’altro. Quindi se ho consapevolezza del mio corpo, posso osservare anche quello della persona che ho davanti, guardare la postura, capire se ci sono rigidità o se il suo corpo è adagiato dolcemente nella poltrona, osservare i movimenti, delle mani, ad esempio, di una mano che accarezza e conforta l’altra, dello sguardo, capire se ha caldo, se c’è tensione.
Posso aiutarla ad avere consapevolezza delle sensazioni, quindi capire se sono spiacevoli, piacevoli o neutre. Posso fermarmi con lei su queste sensazioni, entrarci, capire di cosa sono fatte.
Quindi sposto la consapevolezza sulla mente e gli stati mentali, cercando di far emergere le emozioni, quelle espresse e quelle più nascoste, quelle verbalizzate e quelle che posso leggere dal corpo.

Quando si manifesta una forte emozione, possiamo consapevolmente capire se ci sono delle sensazioni fisiche associate, capirne il tipo di sensazione. Possiamo osservarne le sfumature, le differenze, con coraggio e fiducia. Può far male, ma il solo fatto di farlo insieme può essere di aiuto.

Il passo successivo è la consapevolezza dei fenomeni o oggetti mentali. Tra questi abbiamo i cinque ostacoli alla chiarezza della mente (desiderio sensoriale, avversione, indolenza, irrequietezza e dubbio), i cinque aggregati dell’esperienza (materialità, sensazione, percezione, coscienza e formazioni), le sei sfere dei sensi o porte sensoriali (vista, udito, olfatto, gusto, tatto e pensiero) e i sette fattori del risveglio.

Infine, nel buddhismo si fa riferimento a due tipi di saggezza (paññā): la prima è la saggezza ordinaria, che può essere espressa a parole e che naturalmente apprendiamo con la nostra mente ordinaria.
L’altra è la saggezza del conoscere le cose ad un livello più profondo, oltre le parole e i concetti[5].
Anche detta conoscenza intuitiva, è la capacità di vedere le cose così come sono. “È una comprensione di tipo intuitivo, cui nessun intervento della ragione o dell’intelletto può autenticamente condurre[6]
Quella che cerco di portare nella relazione è dunque una capacità più viscerale di vedere e com-prendere l’altra persona.

Rogers diceva che la tendenza attualizzante di una persona riesce ad emergere e a svilupparsi grazie ad un terreno facilitante.
Nell’aiuto io sono quel terreno, e la meditazione non è che la mia modalità di coltivare quel terreno.
Prima di poter essere “terreno facilitante” devo però sbarazzarmi degli irritanti, poi fertilizzare la mia mente con energia e disciplina, quindi con tanta pratica, coltivare la mente, fin dove posso, con fede, consapevolezza e saggezza.
Quando impariamo a dimorare in pace nella presenza mentale, in noi c’è cura e insieme silenzio. C’è la percezione della cosa da fare nell’immediato e la consapevolezza di tutto ciò che accade, c’è un grande spazio e c’è una sensazione di connessione e d’amore. Quando c’è spazio a sufficienza, tutto il nostro essere riesce a prendere conoscenza della situazione e insieme a stare a proprio agio. Vediamo la danza della vita; danziamo con grazia eppure non ce ne lasciamo intrappolare. In ogni situazione possiamo aprirci, rilassarci e tornare alla natura “simile al cielo” della coscienza”[7].

Ho parlato delle cinque facoltà spirituali perché credo che essere pienamente presenti con il cliente è parte del mio percorso di sviluppo spirituale.



Clarissa Iseppi



Immagini: sculture dell’artista Igor Mitoraj 


[1]Gunaratana, H. (2010). Oltre la consapevolezza in parole semplici. Roma: Ubaldini, pag. 49; Goldstein, J., Kornfield, J. (1988). Il cuore della saggezza. Roma: Ubaldini, pag. 168

[2]Pensa, C. (2002). L’intelligenza spirituale. Roma: Ubaldini, pagg. 131-133

[3]Goldstein, J. (2016). Mindfulness. Roma: Ubaldini, pagg. 211-214

[4]Gunaratana, H. (1995). La pratica della consapevolezza in parole semplici. Roma: Ubaldini, pag. 138

[5]Gunaratana, H. (2010). Oltre la consapevolezza in parole semplici. Roma: Ubaldini, pag. 13

[6]Goldstein, J., Kornfield, J. (1988). Il cuore della saggezza. Roma: Ubaldini, pag. 176

[7]Kornfield, J. (2019). Il cuore saggio. Milano: RCS MediaGroup, pag. 59